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Cibi da evitare in allattamento: alcuni consigli per le neomamme

Cibi da evitare in allattamento: che tipo di alimentazione seguire in allattamento?

È facile la neomamma si ponga delle domande in questa delicata e importante fase, soprattutto se si tratta del primo figlio.

La gravidanza porta la Donna a dover eliminare o ridurre dalla propria dieta alcuni alimenti e bevande per salvaguardare la salute in gravidanza e per il futuro nascituro.

Le restrizioni alimentari in gravidanza sono soprattutto legate alla nausea, alla pirosi, alla difficile digestione , a scelte alimentari particolari o in casi selezionati a allergie già conosciute.

In gravidanza in particolare si deve seguire una alimentazione che porti a non aver contatti con il toxoplasma (se non è mai stato contratto) in particolare l’attenzione va posta verso le buone norme igieniche soprattutto nelle preparazioni a crudo che in generale dalla gestante devono essere evitate.

Una volta partorito si può tornare a mangiare tutto?

Le idee a riguardo sono diverse, c’è chi dice che la neomamma possa tornare ad avere una dieta varia, mentre alcuni ritengono ci siano degli alimenti da evitare in allattamento.

Non vi sono evidenze scientifiche che vietano determinati cibi in allattamento, sia OMS che UNICEF per quanto riguarda l’allattamento dichiarano che la mamma puo’ mangiare quello che desidera , tenendo sempre conto del bodi max index (BMI), delle norme igieniche alimentari , del gusto personale e delle intolleranze/allergie già presenti nella storia della donna.

Hai altri dubbi riguardo il periodo dell’allattamento? Chiedi consiglio ad un team di professionisti.

Cibi da evitare in allattamento: quale alimentazione seguire?

Il latte materno è la fonte di nutrimento primaria ed essenziale per il neonato che può essere sostituito, su prescrizione del pediatra, dal latte in formula . 

Il latte materno permette di fornire al neonato i nutrienti necessari per la crescita, consentendo la formazione della flora batterica e il passaggio degli anticorpi dalla mamma al bambino ( vedi il sistema del microbiota materno e neonatale).  Per questo motivo è importante che la Donna segua una dieta varia, equilibrata e sana ed introduca una buona quantità di liquidi (almeno 2-2,5 lt durante la giornata).

Come è già stato detto, la dieta della neomamma può essere molto varia e libera. Non esistono veri e propri cibi da evitare in allattamento ma solo una serie di consigli da seguire a riguardo.

Alcune accortezze utili possono essere:

  • escludere l’assunzione di bevande alcoliche e superalcolici.
  • moderare il consumo di bevande contenenti caffeina o altre sostanze energizzanti;
  • limitare il consumo di alimenti potenzialmente allergizzanti come crostacei e frutta secca.

Pertanto,  si può dire che per la Donna, nella delicata fase dell’allattamento, sia indicato mantenere una dieta equilibrata e varia.

La dieta di una neomamma dunque, non deve per forza essere controllata e priva di specifici alimenti.

Ricordiamo comunque che durante l’allattamento il fabbisogno calorico della Donna aumenta poiché c’è un aumento del metabolismo basale, ma questo non significa che occorra aumentare la quantità di cibo.

In questa fase, infatti, il corpo è in grado di fornire e di smaltire le calorie ed energia attraverso le riserve create durante la gravidanza.

Per questo motivo molte Donne, durante l’allattamento iniziano a perdere parte del peso accumulato nei mesi precedenti. Si è visto infatti, che le donne che allattano ritornano nell’arco di circa 6 mesi al peso pre-gravidico senza restrizioni dietetiche particolari.

Il consiglio è quello di assecondare le proprie percezioni, ascoltando il proprio senso di fame e mangiando cercando di privilegiare alimenti freschi e sani, la tipica dieta mediterranea ricca di ricchi di vitamine e minerali e fonti proteiche.

In caso si riscontrino alterazioni del peso sia in eccesso che in difetto è utile rivolgersi a uno specialista della nutrizione.

Hai bisogno di altri consigli o di confrontarti con un team di specialisti riguardo i cibi da evitare in allattamento o su come comportarti con il bambino durante questa fase? Contatta il poliambulatorio a Padova Progetto Donna!

Che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista?

Ti stai chiedendo che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista?

Questa è la domanda che molti si pongono quando devono rivolgersi a uno di questi professionisti in seguito all’insorgenza di disturbi dell’apparato muscolo scheletrico.

Lavorando entrambi per il recupero dello stato di salute ottimale dell’individuo, questi due professionisti vengono spesso confusi, ma in realtà essi operano in campi e attraverso metodologie completamente diverse.

Ma vediamo nel concreto che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista e come scegliere il professionista giusto in base alle tue esigenze.

Che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista: la professione del fisioterapista

Vorresti sapere che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista?

Anche se queste due figure vengono spesso confuse, in realtà hanno delle competenze differenti. Il fisioterapista è un professionista sanitario che ha seguito un percorso di studi universitario riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e che può lavorare come libero professionista o in collaborazione con altre figure, come: osteopati e fisiatri.

Il fisioterapista è colui che si occupa di prevenzione, cura e riabilitazione dell’apparato muscolo-scheletrico, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali, in conseguenza a eventi patologici, incidenti e interventi chirurgici.

Inoltre, questo specialista è molto ricercato in ambito sportivo per gestire gli infortuni e ottimizzare i tempi di recupero.

Per l’ottenimento dei suoi obiettivi, il fisioterapista può ricorrere a terapie manuali, occupazionali e fisiche, come la tecarterapia o la laserterapia.

Il fisioterapista pone la propria attenzione su un’area da trattare specifica, concentrandosi su di essa e sul suo ripristino.

Chi è l’osteopata?

L’osteopata è considerato una nuova figura professionale ancora poco riconosciuta.

La sua formazione avviene in centri specializzati e riconosciuti, che hanno una durata di 5-6 anni a seconda dell’istruzione precedente.

L’osteopata lavora solo attraverso trattamenti manuali che non coinvolgono l’uso di macchinari.

Il suo lavoro non si concentra unicamente su un’unica zona, egli tratta più zone o l’intero corpo, valutando ogni elemento e ripristinando i processi di autoguarigione del corpo attraverso la manipolazione osteopatica.

Questo specialista viene richiesto per problemi dell’apparato muscolo-scheletrico e dell’apparato viscerale. Viene consultato, ad esempio, per: lombalgie, cervicalgie e cefalee, ma trova applicazione anche in gravidanza per prepararsi al parto e alleviare disturbi come: la cervicalgia e le vertigini.

Che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista nello specifico?

Nonostante questi due specialisti vengano spesso confusi tra loro, le differenze tra loro sono sostanziali.Ecco, in breve, che differenza c’è tra osteopata e fisioterapista:

  • il percorso di studio differente: il fisioterapista proviene da studi universitari, mentre l’osteopata deve frequentare corsi specializzati o dei master specifici
  • trattamenti effettuati: il fisioterapista effettua trattamenti manuali ma sfrutta anche dei macchinari, mentre l’osteopata si avvale solo dell’uso delle proprie mani;
  • zona trattata: uno lavora prettamente nella zona che presenta sintomi, mentre l’altro si occupa di ripristinare l’intera funzionalità del corpo.

Il loro lavoro può essere complementare per permettere al paziente una ripresa più rapida, completa ed efficace.

Se sei alla ricerca di altre informazioni o stai cercando un fisioterapista o un osteopata, Progetto Donna offre servizi di fisioterapia e osteopatia specializzati per pazienti Donne!

Psicologa disturbi alimentari: perchè affidarsi?

La psicologa dei disturbi alimentari è una figura principale per affrontare tutte le patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari che si diffondono tra adolescenti e adulti, specialmente di sesso femminile.

Si tratta di malattie che non vanno assolutamente trascurate perché, oltre a essere fortemente invalidanti, per molti diventano mortali e sono molto difficili da sradicare. Le più diffuse sono anoressia, bulimia, ortoressia e obesità. È complicato segnare il confine tra l’uno e l’altro perché spesso si mescolano all’interno di uno stesso individuo e assumono molteplici sfaccettature.

A Padova è presente un poliambulatoro interamente dedicato alla salute e al benessere femminile chiamato Progetto Donna. All’interno di questo centro lavorano numerosi specialisti che si impegnano a venire incontro alle esigenze delle proprie pazienti. Tra questi è compresa la psicologa dei disturbi alimentare, il cui intervento si affianca spesso a quello di dietologi-nutrizionisti altrettanto qualificati.

Trattamenti utilizzati da una psicologa dei disturbi alimentari

Una psicologa dei disturbi alimentare interviene per far sì che una paziente sia in grado di vivere serenamente la propria vita relazionale e lavorativa, ristabilendo il corretto equilibrio dal punto di vista psicofisico. Un disturbo alimentare può compromettere la qualità della vita dell’individuo perché ogni suo aspetto negativo si ripercuote aspramente, oltre che sul fisico, sulla sanità mentale. È importante contattare una psicologa specializzata in disturbi alimentari nel caso in cui si sospettasse di soffrirne.

Cosa fa però nello specifico uno psicologo alimentare? Un disturbo alimentare può manifestarsi in maniera conclamata con dei sintomi evidenti oppure in maniera invisibile e per questo solo l’occhio di uno specialista è in grado di diagnosticarne uno. Per debellare un disturbo come l’anoressia è richiesto generalmente molto tempo, determinazione e soprattutto il supporto, oltre che di uno psicologo dei disturbi alimentari, di un medico nutrizionista. Questa figura, infatti, permette alle pazienti di seguire un’alimentazione bilanciata a seconda delle proprie esigenze, stabilendo dei piani nutrizionali su misura ma al contempo insegnano a gestire in autonomia ed equilibrio l’alimentazione delle pazienti. Gli esperti, prima di creare uno specifico piano, prendono in esame una serie di parametri quali la misura del grasso corporeo, le abitudini alimentari e l’equilibrio idrico. Dopo questi passaggi, affiancati da psicologi in caso di cura di pazienti affette da disturbi alimentari, il professionista sceglie il tipo di terapia e programma alimentare da seguire.

Perché affidarsi a una psicologa dei disturbi alimentari?

Affidarsi a una psicologa dei disturbi alimentare, rappresenta spesso una decisione difficile per le Donne che hanno un rapporto complicato con il cibo. La scelta di intraprendere questo tipo di percorso, però, è importante per imparare ad adottare uno stile di vita incentrato su comportamenti sani e focalizzato sul proprio benessere. Inoltre, il percorso con una psicologa è fondamentale per capire come calibrare le proprie emozioni, stabilire dei buoni rapporti interpersonali con altri individui, conoscere meglio se stessi e gli altri, abbattere ogni barriera limitante autoimposta e aprire la propria mente.

In Occidente i DCA si sono diffusi “a macchia d’olio” negli ultimi anni e la presenza di psicologi deputati al trattamento dei disturbi del comportamento alimentare è sempre più richiesta. La finalità della terapia è quella di eliminare il rapporto conflittuale che il paziente tendenzialmente stabilisce col cibo e con la propria forma fisica.

Ti piacerebbe affidarti a una psicologa dei disturbi alimentari per vivere meglio con te stessa? Il poliambulatorio Progetto Donna offre un team di professionisti pronto a supportarti. Contattaci ora per un appuntamento.

 

 

Cosa fare in caso di otite ricorrente

Cosa si può fare in caso di otite ricorrente?

L’otite è un’infiammazione dell’orecchio, che si manifesta più frequentemente nei bambini, ma talvolta anche negli adulti.

Questa condizione può essere definita acuta, se si risolve in un breve periodo, o, otite ricorrente e cronica, se l’infiammazione persiste per un lungo periodo e costringe il paziente a far uso anche di farmaci.

La causa dell’otite è riconducibile all’azione di batteri o virus, che possono colpire in modo differente a seconda delle caratteristiche del soggetto (sistema immunitario, conformazione fisica, ecc..).

Otite ricorrente adulti

L’otite ricorrente negli adulti può essere più o meno grave, esistono infatti diverse tipologie di otite.

Otite esterna

Questa tipologia di infiammazione è chiamata così perché colpisce l’orecchio esterno, ovvero il canale auricolare esterno.

Questa forma di otite è ricorrente in estate e viene definita anche come “otite del nuotatore” in quanto si scatena con un contatto prolungato con l’acqua che può contenere batteri.

L’otite esterna può essere incentivata da freddo, umidità e accumulo di cerume.

I sintomi più comuni sono: calo dell’udito e dolore intenso, che possono essere curati con l’uso di analgesici ma soprattutto con un consulto e con una cura prescritta dall’otorino.

Otite media

L’otite media viene chiamata così perché colpisce l’orecchio medio, ovvero, lo spazio tra la membrana timpanica e la parte di orecchio interno.

Questa tipologia di otite colpisce soprattutto i soggetti in età pediatrica, anche a seguito di un semplice raffreddore. Il muco infetto, infatti, può spostarsi dal naso, fino all’orecchio e in particolare, dove ha sede il timpano.

I sintomi che si presentano sono: mal di gola, febbre, tosse e dolore pulsante all’orecchio.

Per curarla è utile ricorrere ai lavaggi nasali frequenti.

L’otite media può rivelarsi un’otite ricorrente, che, se si cronicizza, può formare una cisti infetta all’interno della cassa timpanica che deve essere rimossa tempestivamente.

Otite interna

La parte interna dell’orecchio ha degli organi di senso che servono a regolare l’equilibrio e l’udito.

Quest’infezione, quando colpisce, va a compromettere una specifica parte, chiamata labirinto e per questo, viene definita come labirintite.

La labirintite può scatenarsi a causa di un forte stress, di un’infezione batterica o di violenti colpi di tosse.

I sintomi che provoca sono: vertigini acute, perdite dell’udito, nausea e mal di stomaco, giramenti di testa e confusione.

Per curarla, vengono prescritti dei farmaci differenti, a seconda della diversa origine dell’infezione. Nei casi più estremi si deve procedere con un intervento chirurgico per ripristinare il danno.

Otiti ricorrenti nei bambini

L’otite può comparire a qualsiasi età, i bambini però, sono i più soggetti all’otite ricorrente.

In particolare, queste infiammazioni possono comparire in seguito a raffreddori, infezioni virali o batteriche.

Nei più piccoli, il passaggio di muco dal naso al canale dell’orecchio è più semplice e breve rispetto a quello degli adulti, e per questo può verificarsi più frequentemente.

I sintomi possono provocare dolore all’orecchio, ma anche febbre, tosse e mal di gola.

Se non adeguatamente trattata, nei casi più gravi si arriva anche alla perforazione del timpano che può causare danni permanenti all’udito del bimbo.

Rimedi per guarire dall’otite ricorrente

In generale, risolvere un’otite ricorrente o acuta, è possibile attraverso una corretta cura farmacologica predisposta da uno specialista.

L’otorinolaringoiatra è colui che si occupa della visita e della disposizione di una cura adeguata ed è importante richiedere un suo consulto già all’insorgere dei primi sintomi.

Vuoi risolvere i tuoi problemi con l’otite ricorrente?Progetto Donna propone servizi di otorinolaringoiatria per te o per il tuo bambino! Chiamaci allo 049.7387426 o scrivici a info@progettodonnapadova.it per prenotare una consulenza o ricevere maggiori informazioni!

 

 

Prove allergiche bambini: cosa sapere

Le prove allergiche per bambini permettono di individuare intolleranze alimentari, ipersensibilità a componenti volatili presenti nell’atmosfera o a materiali che possono causare delle reazioni cutanee di tipo allergico e costituiscono di fatto una delle misure preventive più importanti per assicurare la salute in età pediatrica, e per evitare l’insorgenza di complicanze mediche che, talvolta, potrebbero risultare anche particolarmente pericolose per la salute dei bambini.

Gli esami allergologici sono degli strumenti diagnostici molto importanti, che permettono di individuare l’eventuale presenza di allergie o intolleranze. Si tratta di test medici di grande affidabilità, molto semplici da eseguire e che non richiedono particolari norme di comportamento per preservarne l’attendibilità. Possono essere eseguiti su individui di ogni età, e non è affatto raro che questo tipo di test venga eseguito sui bambini. Le allergie possono manifestarsi in qualsiasi età, e sono piuttosto comuni già a partire dai primi anni di vita, per questo le prove allergiche per bambini possono rivelarsi molto utili.

Prove allergiche bambini: a cosa servono?

Le allergie possono manifestarsi con una chiara sintomatologia a qualsiasi età e sono diversi i casi di eventi di natura allergica che vengono registrati ogni anno in bambini ai primi anni di vita. Tra queste le più comuni sono sicuramente le intolleranze alimentari e l’asma scatenata da un’intolleranza alle sostanze volatili presenti nell’atmosfera, quali ad esempio il polline, ma non mancano casi di dermatiti allergiche da contatto o di intolleranza a farmaci o antibiotici. Nel caso si dovessero osservare dei sintomi potenzialmente correlati a un qualche tipo di allergia la prova allergica diventa uno strumento fondamentale per una corretta interpretazione del quadro clinico.

Le prove allergiche, quindi, servono in primo luogo per sciogliere ogni dubbio sulla natura della sintomatologia manifestata. In genere, questi test vengono sempre preceduti da una visita specialistica condotta da un allergologo pediatrico, fondamentale per definire un iter diagnostico che possa portare a individuare la sostanza responsabile della crisi allergica. Soltanto individuando gli allergeni sarà possibile evitare in futuro nuove manifestazioni allergiche e i sintomi a essa correlati.

Molto spesso individuare la sostanza responsabile non è per niente facile, in quanto nel corso della vita si entra in contatto con moltissimi composti diversi che possono risultare degli allergeni e può risultare davvero molto difficile discernere tra tutte queste sostanze e trovare quella responsabile della sintomatologia. La guida principale in casi come questo è rappresentata proprio dai sintomi, ma un apporto fondamentale è da informazioni riguardanti gli alimenti ingeriti dal bambino negli ultimi giorni, così come sulla prima manifestazione dei sintomi e sulla loro frequenza. In questo senso un consiglio molto utile potrebbe essere quello di scrivere un diario alimentare, dove si andranno ad annotare tutti gli alimenti ingeriti dal bambino prendendo nota di volta in volta di qualsiasi tipo di sintomo o di reazione che dovesse eventualmente manifestarsi. In questo modo sarà possibile notare eventuali reazioni ricorrenti all’ingestione di un determinato alimento, permettendo subito di individuare un potenziale sospettato.

Esami allergologici: tipologie principali e modalità di esecuzione

In linea molto generale, le prove per diagnosticare le allergie si possono distinguere in due macro-categorie:

  • Esami del sangue o esami ematochimici. Tra i più importanti ci sono: il RAST test e le IgE totali,  utilizzati per determinare il quantitativo di anticorpi IgE specifici presenti in un campione di sangue, ossia di specifiche immunoglobuline che possono essere la causa scatenante di una manifestazione allergica. Gli esami ematochimici consentono di stabilire l’eventuale presenza di intolleranze a sostanze attive presenti negli alimenti o ad allergeni provenienti da alcuni animali domestici e di misurare il grado di sensibilità a queste componenti.
  • Test cutanei. Si basa su un tipo di test che mira a causare una leggera reazione allergica attraverso la somministrazione superficiale di alcune sostanze. Tra questi, lo skin prick test è uno dei più importanti, oltre ad essere uno tra i più eseguiti in assoluto. Nel corso di questo esame il medico specializzato applica una piccola goccia dell’allergene sulla cute, e viene praticare una piccolissima incisione. In caso di positività sarà possibile notare un leggero rigonfiamento sul punto di somministrazione. Per la lettura del test sono richiesti circa 15 minuti. Un altro test cutaneo è il patch test, un esame cutaneo a lettura ritardata. È utile per diagnosticare le dermatiti da contatto, e si eseguono tramite dei particolari cerotti suddivisi in piccole porzioni. Ogni porzione contiene una sostanza particolare che, a contatto con la pelle, può andare a determinare una reazione di natura allergica. Il cerotto va applicato sulla schiena del paziente, mentre per la lettura dei risultati sono necessari almeno 48 ore.

Come preparare i bambini agli esami allergologici

I test per diagnosticare intolleranze e allergie non richiedono, in genere, di dover osservare dei comportamenti preventivi particolari. Non è necessario osservare alcun tipo di digiuno nelle ore che precedono il test, ma è importante soltanto assicurarsi che il bambino non stia seguendo un ciclo terapico a base di antistaminici, o che non stia assumendo cortisone per via orale per più di una settimana, in quanto queste sostanze contengono dei principi attivi che possono alterare il risultato del test, compromettendone l’affidabilità. In questi casi per assicurare la buona riuscita dell’esame è bene interrompere la terapia per almeno una settimana, e soltanto dopo effettuare il test per determinare le allergie. Non sussistono problemi in caso si stia assumendo dei farmaci in spay o tramite aerosol, anche se questi dovessero essere dei cortisonici.

Quando è effettuare delle prove allergiche bambini?

I test allergenici sono del tutto sicuri e privi di qualsiasi tipo di controindicazione, e sono dei test la cui affidabilità non è legata alla stagionalità in alcun modo e pertanto possono essere eseguiti per tutto il corso dell’anno con la certezza di poter contare dello stesso grado di affidabilità. L’unico dato al quale è bene fare attenzione è l’eventuale assunzione di farmaci a base di cortisone o di antistaminici, che contengono principi attivi che possono falsare il risultato del test. In genere, prima di effettuare un test allergenico è ben sospendere eventuali terapie per almeno 7 giorni prima l’esecuzione dell’esame.

Per quanto riguarda l’età più indicata per effettuare le prove allergiche bambini, i risultati più affidabili si ottengono a partire dal quarto anno di età, ma ciò non vuol dire che si debba aspettare necessariamente prima di effettuare una prova allergica. Molti esami sviluppati per diagnosticare le intolleranze alimentari possono garantire un alto grado di affidabilità già nel corso dei primi mesi di vita, e possono essere eseguiti pertanto senza alcun limite di età. A partire dai due anni, invece, è già possibile eseguire un prick test o un RAST test potendo godere di un buon grado di affidabilità del test. Per una corretta interpretazione dell’esame, naturalmente, è sempre necessaria la presenza di un dottore specializzato, ed è quindi assolutamente sconsigliato affidarsi a test e ad esami fai da te.

Vuoi effettuare delle prove allergiche al tuo bambino? Contatta il poliambulatorio Progetto Donna e prenota il tuo appuntamento. Chiamaci al 049.7387426 o scrivici info@progettodonnapadova.it

 

 

Chi è l’osteopata pediatrico e perchè è importante per la crescita del tuo bambino

L’osteopata pediatrico è uno specialista che si occupa del benessere dei bambini fin dalle loro prime settimane di vita. Le tecniche manipolative osteopatiche sono utili a risolvere diversi disturbi legati alla crescita e aiutano a evitare che alcuni problemi infantili si cronicizzino.

L’approccio dell’osteopata pediatrico sarà delicato e assolutamente indolore per i più piccoli ma, allo stesso tempo, efficace. Si tratta di una tecnica sicura e non invasiva che si rivelerà estremamente utile per la cura di patologie infantili. Questa figura è in grado di trattare un’ampia gamma di problematiche: da quelle considerate meno gravi ad altre molto più insidiose per la salute del bambino.

Di cosa si occupa l’osteopata pediatrico?

Spesso, accanto all’assistenza dei pediatri e neonatologi, ci si può rivolgere anche alla consulenza di un osteopata pediatrico specializzato nella cura dei bambini e dei neonati.

L’osteopatia è una disciplina che ormai si affianca alla medicina tradizionale; l’Organizzazione Sanitaria Mondiale da tempo la riconosce tra le medicine complementari. Anche in Italia quella dell’osteopata è, ormai, riconosciuta come professione sanitaria. Questa terapia si basa sul principio di interconnessione delle varie parti del corpo: tra la loro struttura e la loro funzione. Secondo questa idea il nostro corpo possiede dei meccanismi di autoregolazione. Attraverso la manipolazione, le pressioni e movimenti specifici l’osteopata va a stimolare il processo di autoguarigione del fisico ristabilendo l’equilibrio anatomico e, quindi, anche quello fisiologico.

Un osteopata pediatrico è un professionista che utilizza manipolazioni, pressioni e massaggi delicati per migliorare l’equilibrio dell’organismo del bambino o del neonato. Le tecniche osteopatiche si possono praticare anche sui neonati che hanno poche settimane di vita. In alcuni casi possono aiutare a risolvere anche traumi causati dal parto naturale, come alcune plagiocefalie. Le sedute possono anche aiutare il bambino a liberarsi dalle tensioni e a ripristinare il funzionamento del suo organismo, donandogli un’immediata sensazione di benessere. In generale, dopo le sedute osteopatiche, anche i più piccoli saranno più tranquilli e rilassati.

Su quali disturbi e patologie infantili interviene l’osteopata?

Trattandosi di bambini, ovviamente, bisogna sempre assicurarsi della professionalità di questa figura che, nel nostro centro, lavora in simbiosi e a stretto contatto con il pediatra o il neonatologo. L’osteopatia, nel caso dei bambini, non cura soltanto disturbi di tipo muscolare ma anche altre problematiche tipiche dell’infanzia affiancandosi alla cura di altri specialisti.

Il fatto che l’osteopata pediatrico operi con tecniche non invasive è un grande vantaggio per i genitori che si sentono tranquilli nel provare questa tecnica. Quali sono le patologie o i disturbi che l’osteopata può trattare nei bambini? Sui neonati l’osteopatia può essere utile nel caso di:

  • difficoltà di suzione;
  • otite;
  • coliche;
  • problemi con il sonno;
  • irritabilità;
  • problemi respiratori;
  • reflusso.

Nei bambini più grandi ci sono anche altri disturbi che possono essere curati come:

  • cefalee;
  • problemi di postura;
  • sinusiti;
  • problemi ortopedici di varia natura.

Se trattati adeguatamente e in tempo, anche grazie al supporto dell’osteopatia, si può evitare che queste problematiche diventino croniche.

Come si svolge una visita dall’osteopata pediatrico?

Innanzitutto l’osteopata parlerà con i genitori del bambino procedendo a un’attenta anamnesi del piccolo paziente. Nel nostro poliambulatorio, poi, i vari professionisti lavorano insieme avendo la possibilità di interfacciarsi e scambiarsi opinioni e pareri professionali.

L’osteopata pediatrico, quindi, lavorerà in stretto contatto e collaborazione con il pediatra che segue il bambino. Questo è un grande vantaggio poiché l’osteopata potrà avere un quadro generale ma anche preciso della salute del piccolo, decidendo con più consapevolezza come intervenire con la sua terapia.

Dopo un’attenta anamnesi il professionista procederà a visitare il bambino valutando la sua postura e alcuni movimenti. Così facendo potrà individuare eventuali asimmetrie e aree disfunzionali del corpo. Una seduta dall’osteopata pediatrico, di solito, dura dai 45 ai 60 minuti.

Perché anche i bambini hanno bisogno dell’osteopatia?

Diversi medici pediatri, ormai, consigliano l’intervento di questa figura per coadiuvare, o anche risolvere, alcuni disturbi del neonato o del bambino. L’efficacia delle tecniche osteopatiche è stata dimostrata in molti casi e questo spinge sempre più genitori ad affidarsi ad un osteopata pediatrico qualificato.

Anche nel caso dei neonati molti hanno trovato beneficio nell’intervento dell’osteopata soprattutto nel caso di difficoltà nell’allattamento o anche per disturbi come: il reflusso, le coliche e la stitichezza, molto comuni nei primi mesi di vita. Altri casi nei quali le tecniche osteopatiche si sono rivelate efficaci sono quelli in cui i bambini trovano difficoltà nel dormire o, in generale, sono agitati.

Le manipolazioni dell’osteopatia pediatrica sono appositamente leggere e delicate. Le piccole pressioni individuano la causa del dolore e vanno a stimolare l’autoguarigione del corpo attraverso tecniche assolutamente non invasive. Proprio questa caratteristica tranquillizza i genitori che scelgono di affidarsi ad un professionista dell’osteopatia per i loro bambini.

Affidatevi a un osteopata pediatrico esperto e qualificato

Parlando di bambini e, addirittura di neonati, ovviamente è sempre bene sapere a chi state affidando la cura dei vostri figli. Nel nostro poliambulatorio Progetto Donna ci avvaliamo solo di professionisti altamente qualificati nel loro campo.

L’intervento dell’osteopata pediatrico dovrà essere consigliato dal vostro pediatra di fiducia che vi saprà indicare mani esperte alle quali affidarvi. Nel nostro centro i medici lavorano a stretto contatto con gli altri professionisti del settore per offrire un servizio il più possibile completo e sicuro.

Non solo per i bambini, ovviamente, ma anche per le neomamme può essere consigliabile l’intervento di un osteopata che può aiutare a lenire i sintomi del post partum. Anche durante la gravidanza la manipolazione attenta e accurata interviene efficacemente su problemi di postura, circolazione e dolori muscolari.

L’osteopata nel nostro centro è una figura che offre aiuto e consulenza a 360 gradi, per voi e per i vostri bambini.

Hai bisogno di un osteopata pediatrico? Contatta i nostri esperti per prenotare una consulenza gratuita e ricevere informazioni. Chiamaci al 049.7387426 o scrivici info@progettodonnapadova.it